domenica 15 aprile 2007

Un’insolita sveglia.

Tema
Un’insolita sveglia.
Da qualche tempo c’era l’intera quarta divisione e altri Incrociatori nella rada di Gaeta; e questa sera pochissimo tempo dopo il calar del sole, facevo la solita passeggiata in coperta, in verità l’ho trovata molto anormale, il cosiddetto Garigliano soffiava con la sua continua pressione, le onde battevano contro gli scogli e gli scafi della nave, rompendosi in una schiuma biancastra, come neve. Le imbarcazioni trafficavano con difficoltà, il cielo era per lo più coperto di densissime nuvole, qualche lampo rompeva la tenebrosa esistenza, mentre alcuni tuoni rimbombavano dando più o meno l’annuncio di un forte temporale. Ad ogni modo verso le otto di sera me ne vado in branda, senza pensare neppure a quello che poteva succedere con quel tempaccio. Non posso descrivere il perché ma non presi sonno, un’insolita smania mi veniva, pensavo e ripensavo a tragiche avventure toccate per lo più a gente destinate a navigare, ebbi un triste periodo. Erano appena le dieci quando incominciai a pigliare sonno, ma qualche minuto dopo, Ufficiale, sotto ufficiale e personale di guardia si esortavano a saltare giù dalla branda, ma il perché non si sapeva, intanto il vento si sentiva sempre più forte, alcune ondate invadevano il costello, tra questi rumori si confondeva il rombo dei ventilatori delle caldaie, perché si tenevano accese per paura che si rompeva la catena della boa, noi eravamo pronti a manovrare senza restare in balia delle onde, urtando contro qualche posto, rendendo la magnifica nave un inservibile scafo. Dopo pochi minuti dalla svegli ci veniva ordinato di andare verso il centro della nave, in quest’istante arriva l’ultimo mezzo, con solo tre persone a bordo, tutti molli dalle ondate che avevano preso. Con grande fatica riescono ad arrampicarsi a bordo; insomma la nostra presenza occorreva per alzare la motobarca. Il personale si schiera su due file con i tiranti in mano, circa dieci persone andammo a poppa estrema dove stovavasi l’imbarcazione, fu legata con più cavi e quindi si cercava di condurla al suo posto, ma il vento era divenuto ancora più forte, le ondate di sovente invadevano la coperta, rendendo disastroso il breve tragitto, qui si vede la sagacia del S. Nocchiere, che senza la sua presenza non si sarebbe di certo riusciti a mettere a posto la fragile imbarcazione. Finalmente fu al proprio posto, dirigeva il comando un sottotenente di vascello, noi tutti eravamo fissi a lui ed attenti per tirare al suo cenno e per eseguire i suoi comandi. Un grammatico lo chiamerà più vocativo che imperativo, perché i suoi comandi venivano dati con cautela e voce accorata come di solito si vede nei films.Dopo di questo venimmo mandati a dormire, ma l’opera non è ancora completata perché verso le ventiquattro c’è di nuovo sveglia per la squadra di servizio, perché si doveva cambiare l’ormeggio, infatti dopo alcune ore ci trovavamo in un’altra situazione difficile molto più a largo e più al sicuro. Al mattino tutto è pacificato, il vento non soffia più, il mare è di nuovo calmo e ricomincia il traffico dei mezzi.
Monti Vincenzo.

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