sabato 19 maggio 2007

Philippe Dubois scrive…

Passioni in se stesse non sono che dei “movimenti dell’anima”
( delle percezioni, dei sentimenti o delle emozioni, come dice Cartesio; elle tendenze, delle inclinazioni, dei desideri e delle avversioni, come scrive l’Encyclopédie – puro affare quindi di pathos, di forze, d’energia: passione-pulsione).
In altri termini, le Passioni in quanto tali appartengono all’ordine dell’inafferrabile e dell’immateriale.
E non si potrà avvicinarle, osservarle, codificarle se non considerandole nella loro “espressione” ( generale e particolare),
cioè laddove esse si esprimono e si imprimono, si marcano e si segnano, lasciano tracce e impronte visibili.
Le Passioni, in fondo, sono una questione di rappresentazione,
un po’ come il vento o la tempesta nella pittura classica,
che si possono dipingere solo grazie alle loro conseguenze rappresentative ( i rami carichi di foglie che si piegano,
la densità e il colore delle nuvole, ecc.).
L’irrappresentabile passionale,
che si può considerare solo nelle sue manifestazioni,
sarà quindi sempre letto, letteralmente ed essenzialmente,
attraverso i suoi effetti sui corpi.

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