domenica 15 aprile 2007

Vita e pratiche a bordo di una nave da guerra.

Genova 29/01/1940
Tema
Vita e pratiche a bordo di una nave da guerra.
La vita a bordo di una nave da guerra non è altro che la vita di una piccola caserma, dove tutti gli elementi componenti l’equipaggio, sono uomini abituati alla vita dura di marinaio, la quale per loro è sempre soddisfacente, sebbene qualche volta qualcuno di loro, o per spensieratezza oppure per negligenza, non manca di fare qualche piccola scaramuccia lamentandosi del trattamento, però è sempre pronto a tenere alto il morale della propria unità sia in pace come in guerra. Le pratiche mattutine vengono quasi sempre sbrigate con la massima celerità, come pure alcuni lavoretti durante il giorno. Tragedia inimmaginabile è invece quando la mattina si batte posto di lavaggio, che consiste nella pulizia dei vari locali della nave, tutti si lamentano, ma invece quando sono sul posto da bravi fanno il proprio lavoro. Ammirante, invece è una bella navigazione a scopo d’istruzione. Fin dall’alba tutti sono in piedi con il cuore in ansia, per l’uscita in vista. I vari reparti provvedono ai preparativi per la partenza, quando tutto è pronto è l'ora prefissata è giunta, uno squillo di trombe oppure un suono frenetico di un fischietto, a seconda delle unità, avvisa il così detto posto di manovra. C’è d’ammirare come velocemente tutti raggiungono i posti dove sono stati assegnati, quindi si parte. Il personale è schierato su due file a prua e poppa della nave. Alcuni guardano ancora la banchina, lanciano sguardi sulla città vicina. Poi come il viandante guarda i margini della strada, loro guardavano il mare, che la prora fende e le eliche frantumano lasciando una grande scia bianca, la quale poi sparisce come un leggero strato di neve nel mese di febbraio. Man mano che si inoltrano nel mare molti pensieri nascono toccando i cuori di tutti, pensando che quelle acque pochi anni or sono, erano state solcate da navi avverse, le quali venivano nei possedimenti italiani, contro le quali la nostra patria non poteva inviare che piccole imbarcazioni, spalleggiate da poche Torpediniere e qualche Incrociatore, i quali hanno sempre offeso le soverchianti forze nemiche. Oggi però a tutti può sorridere il labbro, perché le nostre navi sono superiori a qualsiasi naviglio del mondo e ben presto raggiungeremo anche un notevole numero. Finalmente si arriva sul punto destinato, una nave porta un bersaglio contro il quale bisogna lanciare un siluro, oppure far fuoco d’artiglieria. Un fatale suono di clacson avverte: ” Posto di combattimento “, in breve sono tutti appostati, si vede veramente la serietà degli individui, nessuno fiata, tutti eseguono gli ordini con la massima attenzione. Vicino alle armi tutti sono intenti a far fuoco, sia il capo pezzo, che il semplice servente. Alcuni di essi hanno le cuffie in testa e trasmettono a voce gli ordini che ricevono. Guardare un pezzo con l’armamento opposto è la cosa più emozionante che possa esistere. Si va al tiro, i cannoni incominciano a muoversi a dritta poi a sinistra e infine si spara. Breve è l’opera, ma deliziosa e precisa. Si vede il bersaglio ridotto in frantumi, come potrebbe succedere a qualsiasi unità nemica per qualsiasi ragione. Quando le prefissate esercitazioni furono terminate si rientra, il tempo trascorso in mare si aggira sempre sulle dodici oppure ventiquattro ore. Quando si rientra veramente ci si sente stanchi ma si è sempre raggianti, se si va in una nuova città, tutti vanno a terra, se si rientra dove si è partiti pochi sono stanchi, ma ci si diverte a bordo ballando o facendo cose del genere.
All’Art. Guerci Egidio R. T. Procione Roma
All’Art. Perusco Giovanni R. T. Pegaso Roma
Monti Vincenzo.

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