domenica 15 aprile 2007

Racconta una tua crociera all’estero.

10/09/1939

Tema
Racconta una tua crociera all’estero.
La crociera di cui parlo è il viaggio che è stato fatto per accompagnare sua eccellenza il conte Galeazzo Ciano in Spagna. Tutta la seconda squadriglia navale era nella più quotidiana calma, attraccati nel porto di La Spezia dove il levar del sole di ogni giorno ci rendeva sempre più contenti ed emozionati per le future licenze, quando un bel giorno arrivò un fonogramma, ordinando alla settima divisione di tenersi pronti a partire in sei ore. Dopo qualche giorno di attesa si parte. Salpammo da La Spezia il 7 luglio diretti a Gaeta, erano le 2 pomeridiane, il solleone sfavillava sulle volate dei vari complessi facendoli scintillare. I volti dell’equipaggio non erano tutti soddisfatti, in molti si vedeva una triste espressione che quasi palesava la propria stanchezza sul mare. Questi però non erano volontari e nemmeno permanenti, ma tutti richiamati per lo più con mogli o figli. Avevano sperato per questi giorni il congedo, invece ormai avevano la pura convinzione che ancora per lungo tempo gli toccava restare in servizio. Però l’italiano non si avvilisce di fronte a simili privazioni, dopo qualche giorno di navigazione ci sono riapparsi tutti felici e contenti, fumavano per lo più la pipa, raccontando a noi giovani le loro crociere all’estero. Ci parlavano dei divertimenti e dei disagi da loro provati, poi del popolo con cui dovevamo, tra pochi giorni, essere a contatto. Noi tutti li ascoltavamo con ansia e loro consolati dalla nostra attenzione apparirono sempre più ringiovaniti. Debbo dire però che ogni loro discorso si è chiuso con un avvertimento per noi giovani, spiegandoci come ci dovevamo comportare all’estero per far onore a noi e all’Italia intera. Arrivammo a Gaeta il giorno 8, splendido mattino, il sole ci sorgeva dietro la montagna spaccata e con i suoi raggi colpiva tutto ciò che incontrava sulla sua strada. Qui attraccammo e si restò per alcuni giorni, completando la pulizia della nave, per poter fare bella figura sotto il cielo straniero. Ci trattenemmo fino al giorno 11, finché a bordo dell’incrociatore Eugenio di Savoia salì sua eccellenza Ciano, per essere trasportato in Spagna. Al momento dell’imbarco otto unità erano a largo con gli equipaggi schierati sulla dritta di ogni nave. Alle 14,20 avvistammo un apparecchio nel quale c’era il ministro degli esteri, da noi tanto aspettato. Alle 14,25 l’apparecchio tocca mare, fa un giro intorno a noi e poi si imbarca a bordo della detta nave. Alle 14,30 la settima divisione al comando dell’ammiraglio Samiglio salpa dal porto di Gaeta, diretta verso la rinata Spagna. Navigammo tutta la notte senza provare alcuna emozione. Il mattino non sembrava tanto male, ma da lontano si incominciava a vedere il mare leggermente mosso. I vari macchinari erano ancora freschi e avevano bisogno di sfogarsi, come quando un giovane puledro ha mangiato molta avena. Si vedeva il fumaiolo emettere fumo come quando il Vesuvio erutta. Il comando di divisione che ci aveva ordinato di prepararci a tale missione, ci da ordine di navigare a 35 miglia, circa 65 Km orari, figuratevi un po’ come si doveva stare bene lassù. Mare mosso, navi lanciate e vento che fischiava. In breve tutto l’equipaggio si ritrova verso il centro della nave, ognuno teneva l’altro perché il mal di mare ti fa diventare: giallo in viso e occhi color vetro, che veramente fa impressione. Questo tintinnio è durato quasi tre ore, poi ritorna la calma e naturalmente la vita. Ognuno rideva per le marachelle degli altri ma in genere eravamo tutti uguali. Ritornata la normalità non si cercava altro che avvistare terra e naturalmente la città in cui eravamo diretti. Alle 3 pomeridiane del giorno 12 avvistammo terra, ci trovavamo di fronte a Barcellona. L’entrata fu emozionante, entra prima la nave ammiraglia e dopo aver atteso lo sbarco di Ciano entrano i caccia. Vi posso giurare che nei miei pochi anni non avevo mai visto un macello simile. Il porto di Barcellona è uno dei più belli del mondo, sia per lo stile che per la grandezza. Lo rendono distinguibile: la grande roccaforte, che lo difende da qualsiasi incursione aerea e navale; gli impianti per lo sbarco delle merci, i suoi dieci chilometri di banchina tutti con stile. Oggi il porto non è gremito di navi di grande e media misura, ma solo da quattro caravelle sfuggite sotto il tiro dei pionieri d’Italia. Il resto non è altro che un mucchio di rovine, da una parte il porto di Barcellona è il museo del terrore; nelle sue vicinanze tutto è intatto, ce ne da prova la stazione marittima, il palazzo delle corporazioni e infine, l’intera città. A venti metri da tali edifici si trova una nave mercantile affondata. Figuratevi che emozione fu per noi, circa 20000 persone tra uomini e donne erano sulla banchina, per lo più tutti con una falange sul petto. Avevano un aspetto stanco, ma nel loro volto si leggeva l’orgoglio di un popolo che è capace di agire. Restammo alcuni giorni qua, provando grandi soddisfazioni. I lavori a bordo venivano svolti con grande rapidità, con piacere si scendeva a terra, perché la città era grande e bella, molto di più i locali che in essa si trovavano e poi perché la popolazione si mostrava gentile con noi tutti, ansiosi di parlare dell’Italia e della loro Spagna rinnovata. Però di fronte a tanta bellezza si trovavano anche tante rovine, specie nei luoghi sacri, fatte in special modo da quei miseri rozzi, i quali credevano che oltraggiando il Dio e le cose sacre, si sarebbero fatte ancora e vinte le guerre. Dopo 5 giorni di codesta sede salpammo per recarci a Malaga, dove si imbarcava di nuovo Ciano, per ritornare in Italia. Così fummo accolti con molta freddezza e la città non si presentava molto elegante, anzi era un semplice paesetto con qualche giardino e nulla di più. Alle ore 4 del giorno seguente salpammo da Malaga e ci recammo a largo ad attendere l’imbarco di Ciano per poi poter pigliare la rotta dell’Italia. Il ministro degli esteri si è recato a bordo circa 40 minuti dopo, ancora qualche giretto nel porto e poi si parte. La velocità era di circa 20 miglia orari, come si prevedeva si doveva arrivare dopo circa 40 ore di navigazione. Il mare era calmo il servizio si disimpegnava con il massimo scrupolo, la nostra calma veniva interrotta con alcuni allarmi a scopo d’istruzione. Dopo circa 35 ore di navigazione si incomincia a vedere terra ed era precisamente una costa italiana, fu come un risveglio morale, tutto d’improvviso la nave si scuote e incomincia a filare al doppio della velocità. Io stupito guardai le altre unità e osservai che facevano l’identica cosa; in breve gli equipaggi furono tutti in coperta, ancora qualche ora di questa velocità e poi arrivammo nel Golfo di Gaeta, dove tra mille onori sbarca Ciano, quindi noi andammo alla banchina e vi restammo per circa una settimana.
Monti Vincenzo.

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